Spiraglio di luce

E’ incredibile il potere della scrittura, il senso di liberazione che ne traggo è sempre positivo. 

Stamattina, dopo un week end tranquillo, mi sono svegliato presto, il piccolo aveva fame, e sono uscito presto per andare a lavoro. Da anni sono operaio in un’officina di un piccolo paese.

Era presto, e il sole si faceva appena vedere.

Arrivato in azienda il “capo”, che si era già messo all’opera, mi disse che doveva assentarsi per un’oretta, ed io che ero parecchio in anticipo e rimasto solo lì vedetti una bellissima occasione per sgomberare la mente fin da subito da pensieri che da ormai un po’ di tempo infestano la mia testa.

Pensieri che mi sembrano a volte galleggiare sul pelo dello emozioni, che a volte sprofondano in profondità generando a volte emozioni belle e positive, ma al più ultimamente negative e pesanti da sopportare.

Dietro all’officina c’è un giardino malconcio con qualche albero, sempre all’interno della cinta della ditta, ma è nascosto per chi guarda da fuori. Ho fatto due passi per sgranchirmi le gambe e poi ho trovato un bell’angoletto dove sedermi a terra.

Mi son seduto, appoggiando la schiena ad un pezzo di recinzione, scrutando il sole che nasceva da dietro i capannoni vicini e lasciando che qualche raggio arrivasse a sfiorare un bell’albero di fronte a me. Ero calmo e rilassato.

Chiusi gli occhi e cominciai a respirare, ascoltando il mio respiro tranquillo e concentrandomi su quel momento, tentando solo si tanto in tanto di portare la mia attenzione sul cinguettio lontanissimo di un merlo, quasi come per controllare fino a dove riuscivo a concentrarmi nonostante il rumore di qualche fabbrica che da ore ormai si era messa in moto lì a fianco.

Respirai…calmo…rilassato…fu davvero piacevole e rinfrescante, lì in quel momento.

Pensai al “qui e adesso” e fu e lo è ancora stimolante e illuminante. Felicità.

 

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papà

Il periodo dopo la vacanza mi sono buttato nei preparativi per la casa e per acquistare tutto quello che potesse servire alla nascita di mio figlio, continuando con le mie sedute dallo psicologo e mantenendo gli esercizi di respirazione e implementando col pilates per la tensione muscolare. Ero solo un’attesa.

Poco dopo eccolo. Il momento che mi ha fatto vacillare,emozionare, disperare, amare, un vortice che mi ha spazzato e risucchiato.

Diventare papà mi ha, nei primi giorni, distrutto.

La stanchezza e l’insicurezza regnava sovrana.

Supportandoci e sopportandoci a vicenda abbiamo passato le prime settimane, non facili. Intense.

Visti gli impegni e l’impegno, ho accantonato un po’ me. Proprio quando forse non era il moneto migliore per me,ma in quel momento qualcuno richiedeva la mia massima disponibilità e attenzione. Accantonai i miei momenti di respirazione, sfogo, meditazione, continuando comunque con gli incontri dallo psicologo.

Così mi sono sentito nuovamente inghiottito.

L’apprensione per il piccolo si faceva e tutt’ora è molto forte, i momenti di rabbia verso chi ritengo non capisca che c’è anche lui ora, e con chi non si mette nei panni di un genitore è sempre molto viva. Troppo. E me ne rendo conto, sempre un po’ dopo, ma me ne rendo conto, e mi rendo conto che i pensieri anticipatori, lo stomaco che borbotta, la testa che viaggia tra mille pensieri e a volte anche “pericolosi”, ci sono tutti..presenti come all’appello. Mi pare di aver fatto dei passi indietro.

Il fatto di essermene reso conto già mi ha aiutato. Mi rendo conto che non posso essere il mio limite, o quello di mia moglie o di mio figlio.

L’ansia e la paura e la rabbia devono trovare il loro spazio nei giusti contesti, ma se io non sò come si fa a collocarli? Riconoscere certi pensieri e saperli collocare in alcune sfere già mi è di aiuto, perchè riesco a concentrarmi subito dopo sul dove sono in quel momento e sul cosa sto facendo.

“Se non si fa nulla perchè le cose cambino, difficilemente le cose cambieranno da sole”

Sono tornato ad esercitarmi sulla respirazione.

Sono tornato al pilates, anche se credo che lo yoga sarebbe meglio ed infatti proverò.

Ho smesso con la palestra che non faceva altro che irrigidirmi probabilmente ed ho iniziato a correre. La corsa mi è sempre piaciuta, da solo, non in gruppo, non per agonismo ma per lo sfogo che ne traggo, per la sensazione che mi dà ascoltare il mio corpo,il mio respiro.

Spero che queste nuove meccaniche mi serviranno, spero anche che scrivere mi serva.

Per ora passo dopo passo, momento dopo momento.

struzzo

Nascosto,con la testa sotto terra,pensando che i problemi sarebbero passati da soli.

La fobia di uscire di casa,di prendere impegni a lungo termine che comportassero allontanarmi mi creavano e creano disturbo. La mancanza di sicurezza, la poca autostima, non avere il controllo su tutto e voler sempre pianificare mi hanno portato ad una situazione di continua ansia che invade le mie giornate.

Un anno fa mia moglie è rimasta in cinta!

L’emozione è stata fortissima, e anche l’aspettativa di diventare padre; mille domande hanno cominciato a prendere piede nella mia testa, mille dubbi, aggiungendo insicurezze a quelle che già erano lì da tempo. Euforia è diventata presto angoscia.

Nel giro di mesi la mia vita sarebbe cambiata, ma già lo stava facendo; mi resi conto che le giornate passavano sul filo del rasoio tra ansia, paura, scatti di rabbia, angoscia; poi la svolta negativa. L’idea di andare in vacanza quell’estate.

Muovermi dal mio nido in quella situazione di sconforto interiore, di incapacità a godermi la vita, di sofferenza spirituale, mi ha spaccato in due. Sarebbero stati mesi preparatori lunghi e difficili, ma qualcosa in me mi ha spinto a trovare una reazione, e ho deciso di farmi aiutare.

Non potevo far carico mia moglie del peso di sostenermi al 100%, visto che qualcosa di più importante di qualsiasi cosa stava crescendo dentro di lei, e così ho deciso di contattare uno psicologo.

Scelta che mi ha aiutato molto.

Mi ha aiutato molto e lo sta facendo anche adesso, sono proprio contento di aver preso questa decisione, di farmi aiutare e di parlare; ho imparato quanto sia importante parlare e parlare e parlare, non tenersi le cose dentro. Ho imparato anche e sto imparando anche quanto sia fondamentale la respirazione, la tensione muscolare, e il concetto del “qui e adesso”. Già perché mi sono reso conto che pensare troppo, e pensare  “in là” non fa altro che alimentare la mia ansia, anticipare non fa bene, bisogna sintonizzarsi sul momento, sul presente.

Al momento che inizia a frequentare lo psicologo non ero così, la vacanza si stava avvicinando e io ero molto agitato, pensavo di cadere…e caddi. Sprofondai in momenti di paura e ansia, piangendo, sentivo lo stomaco in pezzi, e a maggior ragione non volevo più uscire di casa, e se proprio dovevo farlo mi preoccupavo molto, e non uscivo senza i dovuti mille accorgimenti.

La situazione è andata così fino alla vacanza, tra esercizi di respirazione, di meditazione, di tentativi di concentrazione sul “momento”.

Poi, la partenza.

Stavo male,non lo nego,ma ho cercato di vedere questa partenza come una sorta di prova,come un modo per rafforzarmi e cercare modi che mi facessero stare bene. Non ne ho trovati, forse non dovevo nemmeno cercarli, perché così mi rendevo conto che lo facevo per sconfiggere qualcosa, mentre forse non dovevo sconfiggere nessuno,forse io sono fatto così e vado bene…un po’ devo accettarmi e sì,sicuramente imparare a “gestire” quest’ansia, stare bene con me stesso ascoltandomi e percependo il “qui e ora”.

Sopravvissuto.

Tornato salvo dalla vacanza non realizzai nulla, non mi resi conto di nulla, ma solo all’incontro successivo con lo psicologo mi resi conto che “ero tornato” e non era successo nulla di brutto nella vacanza. A dire il vero non è che questa notizia mi abbia sconvolto, ma sicuramente è una cosa che mi fa riflettere e che mi fa piacere.

…e poi

Sono sempre stato un ragazzo molto emotivo, spesso queste emozioni mi hanno travolto,scombussolato,destabilizzato.

L’amore è sempre stato una parte essenziale di me. Non solo per la mia compagna di vita, vale per chiunque io abbia amato o ami,dalla famiglia agli amici a chi ne abbia bisogno e voglia.

Quando pochi anni fa mi sono sposato, ho passato un periodo di forte tensione, di agitazione, ma l’ho trovato bello, emozionante, perchè stavo facendo qualcosa per il nostro futuro, qualcosa che mi avrebbe reso felice; non tanto per il matrimonio in sé, ma per le sensazioni che stavo provando e le emozioni che provo tutt’oggi.

C’è stato il cambio di casa, il cambio lavoro. Momenti che mi hanno devastato fisicamente,perchè volevo fare tutto e subito,incurante dello stress che provoca anche la stanchezza fisica. Sicuramente questa mancanza di cura mi ha ferito in un qual modo, non sò bene come,ma mi ha lasciato il fiato corto, non sò come spiegarmi,ma ci tornerò.

Agitazioni sul lavoro: tante!

Mi ritrovo proiettato poi improvvisamente,senza quasi ricordarmi come, di una manciata di anni più in là, sempre io…sempre con quella costante voglia di aiutare tutti e di fare tutto per tutti e subito, incalzando il ritmo fino a non avere più fiato, controllando ogni giorno il da farsi su ogni cosa, ripetendomelo di continuo in testa “devi fare quello e questo!ricordati..poi fai quello e quell’altro” e ripetevo e ripetevo in testa le stesse cose, a volte fino all’esasperazione…non solo mia; eh sì..perchè mi rendevo conto che le ripetevo anche a chi mi stava e sta accanto.

Il groviglio dentro di me si faceva sempre più intricato, e sempre più saldo.

L’ansia stava prendendo il sopravvento…

Me ne resi conto circa due anni fa, o meglio..non me ne resi affatto conto…mi ci ritrovai in mezzo..in questa stanza chiusa,senza finestre, oppresso da una puzza di paura e da un’ombra che mi schiacciava giù, a terra.

A un tratto non volevo più uscire, trovavo delle scuse per rimanere a casa,coinvolgendo anche mia moglie, volevo rimanere al sicuro tra le mura domestiche, attratto dalla certezza che lì non sarebbe successo nulla che io non potessi controllare; già controllare…come se fosse possibile controllare la propria vita in modo perfetto senza sbavature fuori dalle righe. Così ho cominciato a essere più introverso, più negativo, più scettico nei confronti della gente.

Faccio un piccolo passo indietro…

Ho sempre avuto un problema col mio corpo, ho sempre avuto lo stomaco debole o meglio la “cacca facile”…mangio e diciamo che a breve sò che dovrà uscire. Alla fine non cosa sempre vera,ma nella mia testa è così. E cosa accomuna l’ansia e lo stomaco?Per lo meno per me è lo stimolo di andare di corpo..di andare in bagno a farla insomma. Quindi un a bella combinata che si trasforma in un circolo, ansia bagno ansia bagno etc.. Sapendo che poi ho questo problemino dell’andare in bagno a presa diretta, porto il tutto ad il problema e disagio che ovunque vado devo avere un bagno a portata di mano per paura d farmela addosso.

Questo è stato il problema che mi ha spinto a non uscire più, a nascondermi.

 

inizio vero

Parlando di inizio,forse è il caso che parto proprio da lì.

Ragazzo bullizzato in adolescenza e cresciuto da una famiglia amorevole e forse col senno di poi, ansiosa.

Dico col senno di poi, perchè me ne sono reso conto solo negli ultimi anni, dopo sedute da psicologi e psicoterapeuti, ma comunque sicuramente amorevole e sensibile alle mie necessità.

Dall’adolescenza caratterizzata da una fuga di casa, che se pur breve, mi ha scosso..più di quello che io realmente creda, nel senso che ci sono ancora sentimenti irrisolti probabilmente e che fanno breccia a volte nel mio essere adulto.Già perchè sono un uomo adulto (che poi che vuol dire davvero non lo so, forse che si hanno solo più responsabilità e doveri).

La mia vita è stata caratterizzata da un indole molto accondiscendente, da una speranza di essere sempre accettato da tutti,rimanendo comunque saldo sui miei valori e senza mai sminuirli; non mi sono mai domandato cosa fosse meglio per me probabilmente, ho sempre anteposto quello che gli altri si aspettassero da me, quello che gli altri volessero, e sicuramente non è stato un gran piano di battaglia della mia vita.

La mia giovinezza scorreva tra amicizie sane, che alle volte diventavano malsane per il mio io di oggi, sempre pronto a dire sì, sempre pronto a mangiarmi il fegato piuttosto di reagire, forse per paura, o forse per vigliaccheria a volte. Sta di fatto che le ho sempre “prese” e mai “date”.

Tutto scorre…

Fino a che non trovo l’anima gemella.

A dir il vero è sempre stata lì, non ho dovuto proprio trovarla,ma rendermi conto; e quando me ne sono accorto è cominciata quello che io definisco la mia “rinascita”, una sorta di auto consapevolezza, di maturità nel cuore..nella mente non ci sono ancora arrivato.

 

inizio

Non so nemmeno da che parte cominciare…

Forse importante è proprio cominciare.

Farò così…comincio.

Sembra banale e una cosa stupida, ma iniziare qualcosa come questo blog è stata una scelta (già! scegliere…che bello),e non mi è chiaro ancora il motivo per cui lo sto facendo,ma spero possa aiutarmi,perché in fondo lo sto facendo per me stesso.

Da tempo ormai mi sento fuori controllo,fuori fase, in un turbinio di emozioni incontrollabili che vanno e vengono come i clienti di un bar. Faccio fatica a riconoscerli,catalogarli e nella mia testa c’è parecchio disordine,una cosa che odio,il disordine appunto, il non aver il controllo,l’essere allo sbando di scelte non mie e sensazioni che diventano sentimenti e  pensieri a volte pericolosi.

Non mi preoccupo troppo del come sto scrivendo e se sia corretta la grammatica  e punteggiatura, tanto…so benissimo che ricontrollerò tutto,anche non volendo…(o volendo).

Mi ritrovo qui a  scrivere perché credo che possa aiutarmi a sfogarmi,a rilassarmi in un certo modo e ad esternare quelle “cose” che on riesco a tenermi dentro, ma che non riesco a dire o fare.

Ho iniziato questo blog con una poesia che ritengo sia quello in cui voglio credere,perché non sono un credente come intendete voi forse,credo che ci sia qualcosa, ma credo che sia dentro di ognuno di noi…e forse è proprio la luce…e la mia va e viene come lo sbarbellio di un neon in una cantina piena di cianfrusaglie e angoli bui che chissà cosa nascondono.

Quindi eccomi qui,nascosto dietro una tastiera,nascosto dagli occhi indiscreti del capo, che spero tanto non mi becchi…scriverò quando posso,quando voglio,senza fretta,quando lo riterrò meglio per me.

“Per me”,concetto che è confuso e strano.

 

Marianne Williamson

La nostra paura più profonda

La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite.

È  la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? ”
In realtà chi sei tu per NON esserlo?

Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.

Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.

E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.